Forno di Zoldo

il centro della valle

Lo storico bellunese Giorgio Piloni fa riferimento a una presunta colonizzazione di Zoldo da parte di antichi popoli veneti in una sua historia edita nell’ anno 1607 ( “… gran parte del territorio bellunese era dalli Norici habitato….e specialmente Zaurnia Castello da loro edificato quale si chiama ora Zaudo….”), ma non esistono prove che lo confermino. Neppure di insediamenti romani vi sono tracce, anche se alcuni ipotizzano che già nel primo secolo avanti Cristo fosse inziata in valle quell’ attività mineraria poi documentata nell’Alto Medioevo.

Le uniche prove del passaggio dei romani sono le tre iscrizioni rupestri scoperte negli anni Trenta sulle pendici della Civetta, due delle quali in versante agordino e una in versante zoldano, ai piedi del monte Coldài. Le incisioni – FIN (es) BEL (unatorum) IUL (iensium)- hanno un significato confinario e sono databili attorno ai primi anni dell’Impero di Roma (I-II secolo dopo Cristo). La terminatio delimitava dunque pascoli e boschi tra Catubrini, soggetti alla giurisdizione di Iulium Carnicum, e Belunati, che si erano spinti fino alla testata del Maè, ma non certo con insediamenti stabili.

Bisogna arrivare a Carlo Magno per avere certezze, quando il territorio bellunese fu assegnato ai vescovi e in un documento compare il primo esplicito riferimento a Zoldo, che lascia comunque supporre l’esistenza di nuclei abitati già ben consolidati. Una bolla papale del 18 ottobre 1185 conferma infatti al vescovo di Belluno i suoi territori di giurisdizione, fra i quali “…plebem Sancti Floriani de Zaoldo cum capellis suis et comitatum cum jurisdictione et districtu ipsius Zaoldi…”.

Posizione

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